Modulo di esonero da attività gender a scuola

Il nuovo documento che permette di esonerare i nostri ragazzi e intima alla scuola di fornire adeguate informazioni è reperibile qui.

venerdì 8 aprile 2016

Se i corsi gender diventano obbligatori

di Stefano Fontana - 08-04-2016
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-pesce-daprile-a-trieste-arcigay-e-arcilesbica-impongono-corsi-gender-obbligatori-in-un-liceo-15796.htm
Arcigay a Trieste
Il giorno 1 aprile è accaduta a Trieste una cosa che desta preoccupazione. Arcigay e Arcilesbica hanno indetto presso il liceo Petrarca una riunione per genitori e insegnanti per illustrare il loro progetto “A scuola per conoscerci”, finanziato dalla Regione nell’ambito delle direttive ministeriali per la cosiddetta lotta alla discriminazione sulla base degli orientamenti sesuali e di genere. All’incontro erano presenti formatori di Area Arcigay, esponenti delle istituzioni come l’assessore regionale Loredana Paraniti, alcuni giovani volontari aderenti all’Arcigay che porteranno nelle aule la loro testimonianza, oltre naturalmente al responsabile educativo del progetto Davide Zotti.
Perché il fatto desta preoccupazione? La cosa inaccettabile è che quel corso si tiene al mattino, al posto delle ore di storia o di latino, ed è obbligatorio. Alcuni genitori hanno presentato richiesta di esonero che è stata loro rifiutata. Unico modo di uscirne per le famiglie è tenere i figli a casa. Ma la scuola non dovrebbe essere di tutti? E il giovane costretto a rimanere a casa dalle lezioni non è proprio lui il discriminato?
Ma i genitori si stanno muovendo. Il sito del settimanale diocesano Vita Nuova ha già pubblicato due lettere– tra le altre - di genitori che dicono di essersi sentiti tagliati fuori, che alle istituzioni della famiglia non importa niente e che è in atto una forma di sistema totalitario. Uno, in particolare, ha descritto come si è svolta la riunione del 1 aprile, riferendo che sono stati forniti dati assurdi e impossibili sul fenomeno del bullismo omofobico, di cui però nessun relatore ha saputo citare un solo caso concreto. Gli stessi quattro giovani volontari, dichiaratisi gay e che secondo il progetto dovrebbero andare a portare la loro testimonianza nelle classi, non hanno detto di aver subito affronto a sfondo omofobo alcuno.
Ma cosa è il progetto “A scuola per conoscerci”? E’ un progetto improntato all’ideologia del gender ed omosessualista.  Nel capitolo del progetto dal titolo "I percorsi didattico formativi rivolti agli studenti" si dice che non è l’identità a dover orientare i nostri “atti performativi”, ossia le nostre azioni verso gli altri, ma al contrario sono i comportamenti a fare la nostra identità. Si aggiunge che si “insegnano modelli normativi esclusivi e inconciliabili con altri esistenti e altrettanto plausibili” e che oggi si insegna a “rappresentarsi la società in una struttura gerarchica dove l’eterosessualità avrebbe una posizione di assoluto privilegio solo perché maggioritaria e storicamente avvantaggiata”. Si tratta di affermazioni tipiche della cultura gender: si è ciò che si fa e si fa ciò che ci si sente, vengono imposti modelli identitari come se fossero assoluti ed invece sono solo di maggioranza, non esiste una natura ma solo una storia. 
Sempre nel testo del progetto si legge una visione militante della scuola: «La scuola, sul piano educativo, può essere invece volano di inclusione e riconoscimento, aperta alle trasformazioni sociali, luogo fondamentale in cui ognuno e ognuna abbia la possibilità di pensare e costruire liberamente la propria identità». La scuola non deve educare ad un unico modello di identità sessuale, ma essere luogo di trasformazione delle identità. Se negli anni Settanta alla scuola si assegnava un compito di trasformazione sociale di tipo marxista, oggi la si vuole impegnata nel campo della rieducazione sessuale. Una nuova forma di militanza per “l’uomo nuovo” che certamente non può essere accolta nella scuola pubblica.
Quindi in questo progetto si dirà che gli orientamenti sessuali sono molti, almeno tre: eterosessualità, omosessualità e bisessualità, che sono tutti normali e che tutti meritano una adeguata formazione affettiva e per garantire maggiore efficacia al messaggio alcuni ragazzi volontari aderenti ad Arcigay e Arcilesbica, “debitamente formati”, andranno nelle classi a parlare di omosessualità, ben sapendo gli organizzatori che l’esempio dei pari è senz’altro più efficace di qualsiasi discorso. 
Dal punto di vista politico ci sono due aspetti da sottolineare. Il primo è che il Ministro Giannini, nell’estate del 2015, pur negando che il gender fosse presente nelle scuole italiane, aveva garantito che comunque per i corsi extracurricolari su tematiche legate all’affettività e alla sessualità sarebbe stato richiesto il consenso informato dei genitori. Perché a Trieste questo non si fa? Perché l’Ufficio scolastico regionale ha stabilito che quando uno di questi corsi si fa al mattino, diventa curricolare e quindi obbligatorio. In altri termini i formatori Arcigay e Arcilesbica, compresi i giovani volontari, durante le ore del corso sono di fatto equiparati ai docenti ordinari. Non solo si ritiene costoro incapaci di educare al rispetto reciproco i loro studenti, ma li si sostituisce con formatori con un preciso copyright culturale alle spalle.
La seconda questione politica è che a Trieste quasi nessun personaggio politico denuncia e si muove. Siamo in campagna elettorale per le comunali. Anche i genitori che hanno i figli nei licei interessati a questi esperimenti votano. Eppure i politici non si immischiano in queste cose. Le uniche realtà che danno voce al disagio sono i gruppi di insegnanti e di genitori che, con fatica, si stanno organizzando e la cui voce viene diffusa, nel silenzio mediatico generale, dal settimanale diocesano, fortemente impegnato su questo fronte.

mercoledì 23 marzo 2016

Maschi, siate uomini: fate i padri!

Dal Blog di Andrea Torquato Giovanoli
Notiziona: oggi è il diciannove marzo!
Una volta in questo giorno si festeggiava il papà e la Chiesa lo celebrava solennemente nell’effige esemplare di San Giuseppe.
Come dite? C’é ancora questa festa? Ah sì? Non si direbbe. Almeno contemplando questa società dove la figura paterna risulta sempre più sbiadita, se non addirittura, in molti casi, totalmente assente. Come d’altronde la figura stessa del maschio.
Oggigiorno, infatti, il modello proposto dalla cultura dominante è quella di un uomo svirilizzato, smembrato negli accessori a lui connaturali (quali la potenza, l’audacia, l’autorità, persino l’agonismo): è un maschio riplasmato ad immagine e somiglianza della femmina, che da par suo, invece, è stata in ogni modo virilizzata, se non nell’estetica quantomeno negli attributi, così da parificare i generi perché si possa infine affermare che essi, ormai indifferenziati, non esistano più.
È il trionfo dell’icona del maschio che si depila le sopracciglia: prodotto quasi scientifico di un’annosa militanza femminista, la quale, a furia di battaglie in nome di una pretesa assoluta parità dei sessi, alla fine è giunta ad evirare il maschio pur di vederlo assimilato alla donna. Così facendo, però, lo ha ridotto ad una caricatura, ad un’inconsistente ombra d’uomo, rinchiuso in un infantilismo irresponsabile ed egoista, tanto succube ed inetto da essere ormai incapace di soddisfare le sempre crescenti e sempre più volubili richieste del nuovo “sesso forte”.
Certo la crisi dell’uomo moderno ha prodromi antichi, probabilmente radicati ancora nell’ideologia illuminista, la quale ha sostituito la verace rivelazione cristiana di un Dio Padre, sostituendola tout-court con la divinità femminile della “dea ragione”: ha obliterato l’archetipo del Padre Creatore con lo stereotipo di “madre natura”.
Il cosiddetto movimento di “liberazione sessuale” ha poi spianato la strada alla rivendicazione femminista di tutta quella serie di false libertà, punta di diamante della quale è il pretestuoso diritto all’aborto.
Si tratta, guardando la cosa in un’ottica profetica, della riproposizione in chiave moderna della medesima caduta dei progenitori: laddove il serpente antico, per perpetrare il suo piano di morte (la disfatta di quell’Adamo creato in grazia e dignità a somiglianza del Creatore), con l’astuta malizia che lo caratterizza, dopo aver studiato attentamente la prima coppia ha deciso di non rivolgersi direttamente all’uomo, colui che è stato fatto signore della Creazione e deputato alla sua custodia, ma ne ha aggirato il profilo, in un certo senso disconoscendone implicitamente la naturale autorità, e si è rivolto invece alla donna, colei alla quale, creata come aiuto simile all’uomo, è stata donata la signorìa sulla relazione e la custodia della generazione umana.
Tale approccio, bisogna ammetterlo, è da professionista, poiché interloquisce la donna sul terreno a lei più congeniale, ossia quello del rapporto con l’altro, e coinvolgendola sul piano a lei naturalmente confacente della verbalizzazione le insinua il dubbio di non essere realmente libera, facendo leva su quel punto debole comune a tutto il ginogeo: la mania del controllo.
Convinta la donna che il frutto proibito le darà la capacità di controllare la sua vita autonomamente, emancipandosi dalla presunta oppressione di una divinità falsamente dipinta non come paterna, bensì patrigna, il gioco è fatto. Perché alla donna, che ha ormai mangiato, basta porgere del medesimo frutto anche all’uomo sul quale ha un naturale ascendente, e costui, abdicando supinamente alla regalità del ruolo assegnatogli da Dio, senza proferir verbo (com’è tipico del maschio), ne mangia anche lui.
Ecco: allora come oggi l’uomo che ha rinunciato alla sua responsabilità di padre putativo della creazione, fatto signore sul divino stampo, viene meno anche e soprattutto nel suo ruolo maschile, poiché lascia mano libera all’istinto femminile della manipolazione.
La figura del maschio oggigiorno è in forte crisi poiché l’uomo, davanti alle false pretese di controllo della deriva femminista, per egoismo, codardia e pigrizia si è ritirato, rifiutando quel compito paterno per cui è stato creato e che costituisce la sua essenziale realizzazione.
L’attentato di matrice demoniaca al modello progenitoriale ha trovato nella società attuale la sua esatta ricapitolazione, nella rottura di quel rapporto di paternità e figliolanza che lega Dio all’uomo e l’uomo all’uomo, castrando il maschio in ogni possibile desinenza, come ad esempio quello di privare la patria potestà del suo antico retaggio sul cognome, che è solo l’ultimo idiota attacco ad una figura, quella paterna, che si vuole obliterata perché propriamente immagine trascendente di quel vero Padre contro cui il nichilismo contemporaneo ha in realtà mosso guerra.
E personalmente credo che la salvezza per l’uomo sia oramai condizionata alla riscoperta di quell’atavico richiamo ad essere padre come rifrangenza dell’originale ed unico Padre.
Anche sull’esempio del  buon San Giuseppe, uomo giusto proprio perché sa “aggiustarsi” alla volontà divina.
Forse precisamente in questa sintesi il maschio può ancora recuperare la propria dimensione di uomo in senso veracemente Cristico: vivendo da un lato la paternità come veicolo privilegiato per la sua realizzazione personale e dall’altro come opportunità vera di comprendere la gioia della propria originaria figliolanza a Dio, rispondendo consapevolmente e coraggiosamente a quella vocazione adamitica che davvero compie l’uomo.
Poiché così come al progenitore venne data dal Creatore la responsabilità sulle Sue creature perché desse loro il “nome”, medesimamente all’uomo che accoglie la sua prole viene data la responsabilità su di essa perché l’aiuti ad adempiere al proprio “destino” di figli di Dio.
Tale perciò sia l’augurio per ogni uomo in questo giorno in cui si celebra la festa del papà, ché il vero compito di un padre verso i propri figli non è solo di metterli al mondo, ma soprattutto di farli ammettere al Cielo.

mercoledì 3 febbraio 2016

Gandolfini: NCD rifletta su atteggiamento di chiusura del PD

Il gruppo Guai a chi tocca i bambini rilancia il comunicato stampa di Difendiamo i nostri figli pubblicato qua:
Dopo il voto che ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità al ddl Cirinnà, sappiamo con certezza che il disegno di legge sulle unioni civili avrà anche un gravissimo aspetto procedurale. Si tratta forse del primo ddl della storia repubblicana a essere votato dall’aula senza essere mai stato esaminato da una Commissione parlamentare. La Costituzione stabilisce infatti, all’articolo 72, che i disegni di legge sono esaminati prima in Commissione e poi in Aula”, dichiara il presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, Massimo Gandolfini.

A questa grave violazione procedurale si aggiunge il rifiuto del Pd riguardo alla proposta del ministro dell'Interno Angelino Alfano di stralciare la stepchild adoption per poter ridiscutere il testo – aggiunge Gandolfini -. I parlamentari del Nuovo Centro Destra devono prendere atto di questo atteggiamento di totale chiusura e riflettere seriamente sul loro sostegno all’esecutivo. A chiederlo è lo stesso popolo della famiglie che sabato ha affollato Circo Massimo”.

Roma, 2 febbraio 2016
Comitato Difendiamo i Nostri Figli


giovedì 17 dicembre 2015

Non basterà un presepe gay a cancellare il Natale

Risultati immagini per presepe gay due giuseppeAl posto di Giuseppe e Maria hanno messo due giuseppi che si sono scambiati anche un bacio. L’asinello era impersonato da Matteo Salvini e il bue da Carlo Giovanardi. Roberto Cota, ex presidente della Regione, e Maurizio Marrone, capogruppo in Consiglio comunale di Fratelli d’Italia, sono finiti a far le pecorelle. I Re Magi portavano preservativi e gianduiotti. Gesù bambino infine era un bambolotto di colore adagiato in un canotto.

Questo presepe vivente è stato inscenato sabato scorso da alcuni collettivi studenteschi e pare da qualche rappresentate dei gruppi Lgbt davanti alla Galleria di Arte Moderna di Torino, mentre all’interno stava prendendo la parola proprio Salvini. Il leader della Lega era dunque il bersaglio designato della carnevalata blasfema. Infatti, lo striscione, tenuto in mano da due angeli, che incorniciava il presepe gay riportava questa scritta: «Tradisiun per tutti, Salvini per gnun. Turna a ca’ gadan!». Traduciamo per i non piemontesi: “Tradizione per tutti, Salvini per nessuno. Torna a casa sciocco di un fanullone!”. La colpa di Salvini è stata quella di difendere il presepe dopo che il preside di una scuola di Rozzano – ormai dimissionario per le polemiche che lo hanno travolto - aveva proibito nel suo istituto qualsiasi espressione di carattere religioso in vista del Natale per non urtare musulmani e diversamente credenti (clicca qui). Salvini, insieme alla Gelimini e La Russa, si era piazzato davanti alla scuola intonando canti di Natale e tendendo in mano un presepe.

Dunque la cultura musulmana attacca le nostre tradizioni cristiane e noi facciamo lo stesso. Invece di tenerci stretto Gesù bambino e la Sacra Famiglia ce li facciamo sequestrare da un laicismo di bassa lega falsamente goliardico, oppure li teniamo ben nascosti nello scatolone insieme agli altri addobbi, così come ha ordinato il preside Palma. Ma forse il vilipendio – così lo definisce il Codice penale – a danno del presepe è per paradosso un’ottima occasione per riscoprirne il significato autentico. E dunque, perché ogni anno a Natale il buon cattolico fa il presepe? C’è più di un motivo. Innanzitutto è un simbolo della tradizione cristiana. Non c’è nulla da fare, noi siamo fatti anche di carne e ossa e dunque abbiamo bisogno di segni materiali che ci aiutano a esprimere quello in cui crediamo. Se non lo facciamo significa che non ci crediamo più. É così in tutto.

La rosa donata all’amata significa più delle 5 euro spese per acquistarla. Il pezzo di carta chiamato attestato di laurea racchiude in sé tutti gli anni di fatica di uno studente. Nel giorno del matrimonio i canti, gli addobbi, i vestiti dei nubendi e molto altro ancora esprimono la bellezza, l’importanza, la trascendenza e la profondità di quel “Sì” detto davanti a Dio. Concretare in una forma un sentimento, un risultato raggiunto, una promessa etc. è un’esigenza dell’uomo insopprimibile, perché un contenuto ha sempre bisogno di una forma per esprimersi. E così, per intuizione geniale di San Francesco, l’importanza del Natale si è materializzata anche nel presepe.

In secondo luogo il presepe è uno strumento catechetico efficacissimo. Per i più piccoli è spesso il primo momento per venire in contatto con la figura di Gesù che essendo neonato ha bisogno di tutte le loro attenzioni. Narrare la storia di Gesù mentre si costruisce con loro il presepe oppure mentre si mostra un presepe in una chiesa li introduce in modo semplice ma valido nei grandi misteri della fede cristiana: la redenzione, la verginità di Maria, la fiducia di Giuseppe nella Provvidenza, l’umiltà di Gesù e la sua regalità, le sofferenze che sin da subito ha dovuto sopportare per noi, l’attesa per la sua venuta che deve essere l’atteggiamento costante di tutta una vita del cristiano, etc. Il presepe è in fondo un catechismo in 3D, una sorta di teatro in miniatura cristallizzato in un preciso momento della storia dell’umanità, quello della nascita di Cristo. Ma è uno strumento di crescita nella fede anche per l’adulto che si trova a riflettere sugli stessi misteri spiegati al figlio ma con cuore e mente di persona adulta.

Il presepe non smette di raccontare sempre in modo nuovo le eterne verità di Dio. Queste considerazioni ci portano inoltre a dire che il presepe è un topos della cultura cristiana (il corrispettivo cristiano del mito greco). Cioè sintetizza alcune costanti fondamentali della nostra matrice religiosa, una sorta di sintesi esplicativa della dottrina cattolica che si concreta in modo plastico, figurato. Una narrazione del mistero divino fatta per gli occhi dell’uomo, non una sua banalizzazione, bensì una sua traduzione semplice ma fedele.

Infine, il presepe è una specialissima macchina del tempo che ti riporta all’anno zero o giù di lì. Guardarlo oppure, ancor meglio, assemblarlo o ammirarne una sua rappresentazione dal vivo  ti fa essere presente a Betlemme in quella fredda notte per contemplare misteriosi fenomeni: angeli che si avvicinano ad alcuni pastori e indicano loro dove trovare un Bambino in una mangiatoia, strani personaggi che vengono dall’oriente recando doni, una stella che brilla in modo particolare lassù nel cielo, il viso di quella ragazza nella capanna che sembra venuta lei stessa dal Cielo ed infine quell’Infante così uguale a ciascuno di noi ma anche, in modo inspiegabile, così diverso. Ecco tutte queste cose e molte altre quel bacio scambiato dai due giuseppi non riuscirà mai a cancellarle dal cuore di chi crede davvero. Ma per tutti gli altri, per i piccoli nella fede, basta un nonnulla per farli cadere.

di Tommaso Scandroglio 15-12-2015
[ La Nuova Bussola quotidiana http://www.lanuovabq.it/it/articoli--non-bastera-un-presepe-gay-a-cancellare-il-natale-14689.htm ]

martedì 20 gennaio 2015

Petizione sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole

ProVita Onlus, l'Associazione Italiana Genitori (AGe), l'Associazioni Genitori delle Scuole Cattoliche (AGeSC), il Movimento per la Vita e Giuristi per la Vita, presentano questa petizione propositiva al Ministro dell’Istruzione, nonché al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, affinché i nostri figli possano trovare nella scuola, non ideologie destabilizzanti come l’ideologia gender, maprogetti, corsi e strategie educative che permettano uno sviluppo sano della loro personalità, in armonia con la famiglia e con le istanze etiche, rispettosi di tutti ed in primis della natura umana.
Hanno finora aderito alla petizione anche le seguenti realtà: La Nuova Bussola Quotidiana, Tempi, il Timone, Voglio la Mamma, la Fondazione Novae Terrae, VitaE', NonSitoccalaFamiglia, il Comitato Articolo 26, il Consiglio Regionale dell'UCIIM Calabria, la Manif pour Tous Italia, Aleteja, il Coordinamento Famiglie Trentine, Cristiani per la nazione, il Centro Italiano Femminile, il Movimento P.E.R., l'Associazione Nazionale Famiglie Numerose, Cultura Cattolica e Libertà e persona.
Sempre più diffusa è la consapevolezza che ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza educativa, in particolare per quanto riguarda le tematiche dell’affettività e della sessualità. Molti hanno già reagito contro la subdola introduzione della teoria del gender nelle scuole di ogni ordine e grado (fin dagli asili nido). Tuttavia, anche quando non si arriva a questo punto, in molti casi l’educazione sessuale è priva di riferimenti morali, discrimina la famiglia, e mira ad una sessualizzazione precoce dei ragazzi.
Attualmente i progetti educativi in questo ambito vengono spesso presentati richiamando l’esigenza di “lottare contro la discriminazione”. L’intento in sé potrebbe essere lodevole se ciò significasse educare gli studenti a rispettare ogni persona e a non rendere nessuno, a causa delle proprie condizioni personali (disabilità, obesità, razza, religione, tendenze affettive, ecc.), oggetto di bullismo, violenze, insulti e discriminazioni ingiuste. In realtà il concetto generico di “non discriminazione” nasconde molto spesso: lanegazione della naturale differenza sessuale e la sua riduzione ad un fenomeno culturale che si presume obsoleto; la libertà di identificarsi in qualsiasi “genere” indipendentemente dal proprio sesso biologico; l’equiparazione di ogni forma di unione e di “famiglia”; la giustificazione e normalizzazione di quasi ogni comportamento sessuale. Tutto ciò, anche in altri paesi dove simili strategie educative sono da tempo applicate, come in Inghilterra e Australia, ha già causato una sessualizzazione precoce della gioventù che ha portato ad un aumento degli abusi sessuali (anche tra giovani), alla dipendenza dalla pornografia, all’attività sessuale prematura con connesso aumento di gravidanze e aborti già nella prima adolescenza, e all’aumento della pedofilia.
Inoltre i suddetti progetti educativi, e persino la “strategia nazionale” dell’UNAR, vengono sovente redatti con la collaborazione esclusiva di associazioni LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali)senza l’adeguato coinvolgimento di associazioni ed enti rappresentativi dei genitori, e quindi, sia per le modalità che per i contenuti, sono elaborati e diffusi in violazione dell’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (“I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”); dell’art. 2 del Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo (“Lo Stato … deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”); dell’art. 30 della Costituzione italiana (“E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”); e dell’art. 14 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’UNICEF(“Gli Stati parte rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei tutori legali, di guidare il fanciullo nell’esercizio della libertà di pensiero, di coscienza e di religione”).
Per questi motivi con la presente petizione chiediamo al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, non solo, come già chiesto sia dalla nostra che da altre associazioni, didisapplicare la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” e di impedire la diffusione di ogni progetto educativo che ad essa si ispiri, ma soprattutto di emanare precise direttive affinché tutti i progetti, corsi, strategie educative, si conformino ad alcune linee guida, prevedendo, in particolare:
• Che venga rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità, riconoscendo il suo diritto prioritario ai sensi dell’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dei decreti che riconoscono le scelte educative dei genitori (artt. 1.2, 3.3 e 4.1 del DPR 275/99, art. 3 del DPR 235/97, artt. 2.3, 2.6 e 3 del DPR235/2007 e il Prot. AOODGOS n. 3214 del 22.11.2012). Ogni “strategia” educativa, specie se di rilievo nazionale, dovrebbe rispettare sia nelle sue modalità di elaborazione e diffusione (coinvolgendo prevalentemente enti rappresentativi dei genitori e delle famiglie) che nei contenuti, questo diritto fondamentale. Similmente, i progetti sull’affettività e la sessualità da attuare nelle scuole dovrebbero coinvolgere le famiglie nell’opera di educazione e rendere i propri contenuti trasparenti ad esse, evitando il contrasto con le “convinzioni religiose e filosofiche” dei genitori. L'azione educativa della scuola in questo ambito deve essere informata a due principi: il principio di sussidiarietà (il diritto-dovere dei genitori di educare è insostituibile e va sostenuto dallo Stato) e il principio di subordinazione (l'intervento della scuola deve essere soggetto al controllo da parte dei genitori).
• Che sia oggetto di spiegazione e di studio la ragione per la quale la nostra Costituzione, all’art.29, privilegi la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, della quale “riconosce” gli speciali diritti, diversamente da ogni altro tipo di unione.
• Che si educhi a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale e della complementarietà biologica, funzionale, psicologica e sociale che ne consegue. In questo modo gli studenti impareranno anche che la madre e il padre, nella famiglia, ancor più che nel mondo del lavoro o in altri contesti, apportano la loro propria ed insostituibile ricchezza specifica.
• Che si educhi al rispetto del corpo altrui ed al rispetto dei tempi della propria maturazione sessuale ed affettiva. Questo implica che si tenga conto delle specificità neurofisiologiche e psicologiche dei ragazzi e delle ragazze in modo da accompagnarli nella loro crescita in maniera sana e responsabile, prevedendo corsi di educazione all’affettività e alla sessualità, concordati con i genitori.
• Che si porti a riconoscere che l’attività sessuale non si riduce alla dimensione del piacere, ma che comporta delle conseguenze gravi e dei doveri importanti. A questo proposito si potranno mostrare utilmente i risultati delle indagini sociologiche secondo le quali ritardare l’attività sessuale e ridurre il numero di partner aumenta le possibilità di intrattenere relazioni stabili nel futuro e riduce i problemi psicologici (come la depressione), specialmente nelle ragazze.
Firma subito anche tu la petizione affinché il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca accolgano la nostra proposta educativa e garantiscano che nelle scuole i nostri figli possano trovare, non ideologie pericolose, ma la via verso uno sviluppo sano della loro personalità, in armonia con la famiglia e con le istanze etiche.

domenica 11 gennaio 2015

Svezia: la corruzione dei bambini passa dai cartoni

In Svezia corre l'avanguardismo della corruzione dei bimbi.
Il programma ”Bacillakuten”, da quanto capiamo, alla terza edizione propone filastrocche a tempo di musica tra peni e vagine, che pena, perversi e maligni corruttori dell'innocenza dei piccoli.
Chi stenta a crederci può vedere lo spot.
http://voxnews.info/2015/01/10/svezia-cartoni-animati-sessuali-per-bambini-video/

mercoledì 24 dicembre 2014

L’ideologia del gender arriverà nelle classi italiane e il ministero sta a guardare. «È inaccettabile» (fonte Tempi)

Si tratti di discriminazioni o di sessualità, l’agenda politica delle associazioni Lgbt pare destinata ad assurgere al rango di materia scolastica. Anche in Italia il cocktail educativo a base di “orientamenti sessuali” e “studi di genere” esce dalla nicchia e diventa prodotto sempre più diffuso nelle scuole, somministrato a infanti e adolescenti con un’altra etichetta e, spesso, all’insaputa delle famiglie. La novità degli ultimi mesi è che la pedagogia Lgbt, finora lasciata in balia delle scelte dei singoli istituti e dell’Unar, ufficio antidiscriminazioni razziali, sta ottenendo perfino la benedizione del ministero dell’Istruzione.
L’ultimo caso a far discutere è stato un corso di formazione, organizzato settimana scorsa, «per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere», destinato agli alti dirigenti scolastici e promosso dallo stesso ministero dell’Istruzione insieme all’Unar. Nel convegno di due giorni si è parlato di bullismo, stereotipi, popolazione omosessuale in Italia, e di «buone pratiche» delle associazioni Lgbt nelle scuole italiane. Il seminario ha suscitato le proteste del mondo cattolico, dei parlamentari di Nuovo centrodestra e del Forum delle associazioni familiari, che in un comunicato ha denunciato come nel convegno «sono stati coinvolti i partner della Rete RE.A.DY, le associazioni del Gruppo nazionale di lavoro istituito dall'Unar e nessun’altro». Il Forum ha osservato che «nessun esponente dell’associazionismo di matrice non omosessuale è stato convocato, nessun rappresentante delle famiglie o delle associazioni accreditate presso il Miur ha potuto dare il suo contributo».
Anche il sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi, si è dissociato dall’iniziativa, ricordando che, al di là delle discriminazioni e della violenza, «sul tema dell’educazione alla sessualità il compito primario spetta alla famiglia, e non può essere nessun altro istituto educativo, neppure la scuola, a imporre una sua visione. Tutto ciò che viene sottoposto agli studenti deve essere deciso attraverso la collaborazione dei genitori. Stiamo difendendo questo diritto/dovere delle donne e degli uomini italiani senza nessuna difesa partigiana».
Il convegno cade a nemmeno un anno di distanza da quando il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, aveva promesso di includere nel tavolo di lavoro sulle iniziative anti discriminatorie le associazioni dei genitori. Questo la scorsa primavera, poco dopo il ritiro di alcuni opuscoli sulla tematica Lgbt prodotti da Unar e distribuiti a insaputa del Miur in alcune scuole. In seguito allo stop deciso dal ministero, Giannini aveva promesso di tenere informate sulla questione le associazioni dei genitori e di «agire in modo laico, non ideologico, rispettando tutte le sensibilità presenti, in un confronto il più ampio possibile, aprendo un tavolo con tutte le parti interessate, comprese le associazioni dei genitori e quelle degli studenti».
L’idea di «realizzare una larga condivisione su contenuti e strategie di comunicazione» riguardo a questi temi era stata ribadita dal ministro a maggio che comunque, in un comunicato stampa, aveva specificato che «il contrasto alle discriminazioni, di cui l’omofobia è uno degli aspetti non secondari, si fa anche e soprattutto a scuola. È fra i banchi – aveva dichiarato – che deve partire l’educazione all’alterità attraverso percorsi didattici e progetti condivisi da insegnanti, famiglie, studenti».
"Family Act", manifestazione in difesa della famiglia organizzata da NCDAltro che condivisione dei progetti
I progetti, però, non sembrano finora godere di una grande condivisione, e vengono proposti in sordina, fin da quando fu proposta la prima strategia nazionale sui temi Lgbt, nel febbraio del 2012, in seguito a circolare interna dell’allora ministro del Welfare, Elsa Fornero, che aveva aderito a un progetto del Consiglio d’Europa denominato “Combattere le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere”. La strategia è stata affidata per decreto a 29 associazioni, tutte rigorosamente Lgbt.
La prassi di promuovere per via amministrativa, in silenzio, l’agenda Lgbt, pare anche un connotato del Miur. Ciò è stato confermato da una circolare di inizio novembre, dedicata alla “Settimana contro la violenza e la discriminazione” (in corso in questi giorni), nella quale il ministero dell’Istruzione, invitando le scuole a «promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione», sponsorizza «azioni mirate», in particolare, anche per la lotta alle discriminazioni «sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere». Il Miur sollecita gli istituti scolastici a proporre «opportuni e significativi percorsi di sensibilizzazione, di informazione, di prevenzione e di contrasto», con «adeguati percorsi formativi». In concreto, le scuole devono «mettere a tema, almeno per una settimana nel corso dell’anno scolastico, le iniziative, prevedendo anche percorsi formativi stabili».
La circolare ha spinto alla protesta le associazioni familiari cattoliche, secondo cui la discriminazione è solo un pretesto per portare nelle scuole il tema “gender”, tesi suffragata dalle linee guida prodotte dal Miur e dall’Unar per gli anni 2013-2014, contenute nell’opuscolo Tante diversità, uguali diritti, dalle quali emerge più attenzione alle tematiche sessuali che a quelle discriminatorie. Nel libretto si spiega, fra l’altro, che l’orientamento sessuale «definisce il gruppo di persone in cui è possibile trovare le relazioni romantiche soddisfacenti e appaganti», che «la scuola è il luogo della scoperta del proprio orientamento e della conseguente identità» e che «la consultazione delle associazioni Lgbt è determinante per agire nelle scuole».
La strategia per la “lotta alle discriminazioni” sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, per il biennio 2014-2015, è ancora più ambiziosa, ed è stata già oggetto di un’interpellanza parlamentare del Nuovo centrodestra. Per capire che, anche in questo caso, il tema della discriminazione è secondario, basta leggere i primi tre punti della strategia in materia di educazione scolastica. Stando alle linee guida, la formazione sui temi Lgbt, rivolta a studenti, insegnanti e personale scolastico (compresi i bidelli), dovrà riguardare, prima di tutto «lo sviluppo dell’identità sessuale nell’adolescente, l’educazione affettivo-sessuale» e la «conoscenza delle nuove realtà familiari».
Non solo si prevede l’accreditamento delle associazioni Lgbt presso il Miur, in qualità di «enti di formazione», ma «la valorizzazione dell’expertise delle associazioni Lgbt in merito alla formazione e sensibilizzazione dei docenti, degli studenti e delle famiglie. Si propone l’integrazione delle materie “antidiscriminatorie” nei curricula scolastici «con un particolare focus sui temi Lgbt», la «predisposizione della modulistica scolastica amministrativa e didattica in chiave di inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari, costituite anche da genitori omosessuali», e infine l’«arricchimento delle offerte di formazione con la predisposizione di bibliografie sulle tematiche Lgbt e sulle nuove realtà familiari, di laboratori di lettura e di un glossario dei termini Lgbt che consenta un uso appropriato del linguaggio».
Sit in in favore della famiglia naturale e della libertà di espressioneLa protesta delle famiglie
Secondo gli interpellanti di Ncd «è intollerabile un indottrinamento degli alunni sin dalla scuola primaria alla teoria del gender, tramite un organismo come l’Unar che non garantisce le condizioni di imparzialità previste dalla legge, con pesanti giudizi negativi sulla religione cattolica, la famiglia e la società e inaccettabili offese contro questi istituti fondamentali nella storia e nella cultura del nostro paese». Per il Forum delle associazioni familiari è «inaccettabile che i genitori debbano avere paura che i loro figli siano indottrinati da un’ideologia nociva per il loro sviluppo senza che il ministro alzi un dito». Fra i gruppi che si battono contro l’introduzione del tema “gender” a scuola c’è anche l’associazione “Nonni 2.0”, che ha chiesto al ministro Giannini la «compresenza delle associazioni dei genitori nei processi educativi che verranno posti in essere dal ministero».
Una associazione di genitori, “Comitato articolo 26”, invece, dopo aver constatato che «l’azione torna a essere ministeriale», ha adottato una soluzione più drastica, consigliando ai genitori di sottoscrivere un modulo per il consenso informato da inviare ai presidi delle scuole dei propri figli. Citando l’articolo 30 della Costituzione e il 26 comma 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sul diritto-dovere di educazione, i genitori chiedono di ottenere dalla scuola «la notifica della programmazione di ogni lezione, progetto, attività didattica che si tiene dentro e fuori l’istituto, riguardante questioni fisiche e morali connesse con la sfera affettiva e sessuale», comprese quelle a tematiche Lgbt. Senza notifica o senza consenso, i figli dovrebbero poter essere esonerati dalle lezioni.

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